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Ani DiFranco - Canon

L'immagine “http://www.rockaction.it/public/upload/ani%20difranco-%20canon.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.Recensire una raccolta è un compito che può rendersi arduo, come forse può esserlo per chi la redige. Si è costretti a fare un bricolage di emozioni e di ricordi, a raccogliere un bouquet di profumi e di momenti. D’altro canto qui si parla di una delle più grandi musiciste di tutti i tempi. Una songwriter ed una fingerpicker di grande levatura. Ani Di Franco è davvero una 32 Flavours self-made woman, una “Righteous Babe” (il nome dell’etichetta ch’ella fondò all’età di 18 anni, momento in cui aveva già scritto un centinaio di canzoni) che sostiene, con parole, opere e finanziamenti, tanti altri artisti come tanti ideali, politici e sociali. Per conoscerla davvero è necessario scorrere con attenzione tutti i suoi testi e tutte le sue composizioni, che sono davvero numerose.

Quest’album è una vera e propria scala cromatica. Un arcobaleno, in cui possiamo distinguere tutti i colori, armonici, netti, fieri di essere con gli altri ma orgogliosi della propria identità. Abbiamo una selezione quasi cronologica dei brani che Ani ritiene adatti a rappresentarne la sua essenza al Midollo (=Marrow, un bellissimo brano, tra i più recenti). Le protagoniste del primo disco sono Ani Di Franco e la sua chitarra ruvida. Qui ci sono i suoi anni ’90, la grinta, i capelli corti, i dredd, i denti che digrignano, le smorfie di gioia rabbiosa, i colori acidi. Fire Door (=L’uscita di sicurezza), God’s Country, You Had Time, Buildings & Bridges (“..what doesn’t bend brakes..”), Coming Up (“I got the answer here, I wrote it down somewhere, I just gotta find it”), Cradle & All (“so much shouting, so much laughter”), Shy, 32 Flavours, Dilate, Gravel, Untouchable Face, ecc; chitarra acustica e hammer di armonici a condire, armonica a fiato, pianoforte e un po’ di contrabbasso, qualche nota di Hammond, qualche strumento a fiato, qua e là, le belle speranze, manciate di parole scagliate a piene mani contro i muri, l’energia delle emozioni più violente in ossimoro, quelle che coprono le sfumature, che sia gioia, che sia dolore.

Il secondo disco è una pietra scagliata da molto più in alto, è un fiume di pensieri molto più grande, più largo, dove l’acqua che trascina le parole come macigni scorre più lenta ma è talmente tanta da levare il respiro. Qui ci sono i brani dal ’99 in poi, decisamente una differente decade per l’autrice, ci sono brani strumentali, brani allegri e non, ma più strutturati, meno minimalisti. Il primo brano apre un nuovo capitolo, ancora più personale. Hello Birmingham è una matassa che si dipana, nello scenario della sua città natale, Buffalo (NY), si intrecciano la cronaca nera e la sua personalissima scelta di abortire. Il sapore della malinconia, del “mood”, è tutto raccolto in Grey, questo non significa che il secondo disco sia triste, anzi, è un’introspezione più matura e, soprattutto, una circospezione più vigorosa.

Ani ha deciso di levare il capo e di guardarsi attorno, trovando il modo di arrabbiarsi senza perdere la pazienza, la fermezza e l’energia sono raccolte nelle parole non nei pugni: si possono lanciare coltelli con il sorriso. Abbiamo brani come Marrow, Rain Check, Manhole, Studying Stones, Subdivision (una critica sulla separazione sociale tra i bianchi ed i neri: “White people are so scared of black people they bulldoze out to the country […] and while america gets its heart cut right out of its chest the berlin wall still runs down main street”), Paradigm (il “dramma” dei figli di immigrati, crescere da apolidi: “but even though my parents were cool, I had to teach myself to see all that stuff that got lost.”), Your next bold move (critica, per niente velata, alla politica americana), Millennium Theater (critica alla società moderna).

Ci sono alcuni brani che Ani ha voluto reincidere in questa sua prima raccolta, i motivi non sono così chiari ma si possono scorgere. Comunque il punto è che Ani Di Franco è in grado di fotografare le emozioni come pochi altri, manifestando pensieri inespressi, ha scritto poesie, sui massimi sistemi come sui piccoli gesti, delle quali è il caso di fare esegesi. Abbiamo, quindi, circa 36 brani che narrano una vita di qualcuno che ha sempre avuto qualcosa da dire e le capacità per farlo, perciò aprite la mente e non solo le orecchie, perché stavolta potrebbero non esservi sufficienti.

Voto 9.0

Kristian Alexander Gervasi Vidal

Tracklist (Num.album – Titolo – Anno di pubblicazione)

1.1 Fire Door (1. Ani di Franco 1990)

1.3 You Had Time (6. Out of Range 1994)

1.4 Buildings and Bridges (what doesn’t bend breaks) (6. Out of range 1994)

1.2 God’s country (4. Puddle Dive 1993)

1.5 Coming Up (3. Imperfectly 1992)

1.6 Cradle And All (7. Not a pretty girl 1995)

1.7 Shy (7. Not a pretty girl 1995)

1.8 32 Flavours (7. Not a pretty girl 1995)

1.9 Dilate (8. Dilate 1997)

1.10 Distracted

1.11 Gravel (11 Little Plastic Castle 1998)

1.12 Untouchable face (8. Dilate 1997)

1.13 Joyful Girl (8. Dilate 1997)

1.14 Little Plastic Castle (11 Little Plastic Castle 1998)

1.15 Fuel (11 Little Plastic Castle 1998)

1.16 As Is (11 Little Plastic Castle 1998)

1.17 Napoleon (8. Dilate 1997) [REINCISA]

1.18 Shameless (8. Dilate 1997) [REINCISA]

2.1 Hello Birmingham (13 To the teeth 1999)

2.2 STRUM This Box Contains (15 Revelling !Reckoning 2001)

2.3 Grey (15 Revelling !Reckoning 2001)

2.4 STRUM Prison Prism (15 Revelling !Reckoning 2001)

2.5 Marrow (15 !Revelling Reckoning 2001)

2.6 Here for now (17 Evolve 2003)

2.7 Subdivision (15 Revelling !Reckoning 2001)

2.8 Rain Check (18 Educated Guess 2004)

2.9 Swim (18 Educated Guess 2004)

2.10 Paradigm (19 Knuckle Down 2005)

2.11 Manhole (19 Knuckle Down 2005)

2.13 Studying Stones (19 Knuckle Down 2005)

2.14 Hypnotized (20 Reprieve 2006)

2.15 78% H2O (20 Reprieve 2006)

2.16 Millennium Theater (20 Reprieve 2006)

2.17 Your next bold move (15 Revelling !Reckoning 2001) [REINCISA]

2.18 Both Hands (9 More joy less shame 1996) [REINCISA]

2.19 Overlap (6 Out of Range 1994) [REINCISA]

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